Quando la musica va oltre la vita

Quando la musica va oltre la vita

Il romanzo di Fabrizio Rovesti ricostruisce la storia della sua famiglia nell’Italia tra Ottocento e Novecento

Un sottile gioco di specchi tra realtà e immaginazione, tra memoria e invenzione narrativa. Doveva essere la ricostruzione delle origini di una famiglia, è diventato – pagina dopo pagina – un viaggio lungo quasi un secolo, sospeso tra storia, affetti e musica.

A 87 anni, Fabrizio Rovesti (insignito nel 2005 della Tessera d’Oro della Famiglia Legnanese) continua a sorprendere per curiosità intellettuale e vivacità creativa. Laureato in Scienze Economiche all’Università La Sapienza di Roma, ha svolto la propria carriera professionale nel marketing, ricoprendo incarichi di direzione prima alla Cantoni, poi alla Snia, e infine alla Prealpina: la sua vera patria è però sempre stata la cultura.

Per venticinque anni presidente dell’Associazione Artistica Legnanese, per altrettanto tempo direttore de “La Martinella” (fondata insieme all’amico Giorgio D’Ilario), critico d’arte e cultore di musica, Rovesti aveva già affidato alla scrittura la memoria familiare con il volume dedicato al padre, pioniere dell’aviazione, Plinio Rovesti, la leggenda del volo a vela (Macchione Editore, 2023).

Questa volta ha scelto di spingersi ancora più indietro nel tempo, oltre i confini della genealogia documentata, per dare vita a qualcosa di nuovo. Il risultato è stato La musica oltre la vita (Memoria del Mondo), romanzo presentato venerdì 12 giugno nella Sala Giare di Villa Jucker, sede della Famiglia Legnanese.

In dialogo con Luciano Mastellari, l’autore ha raccontato come il libro sia nato da un interrogativo tanto semplice quanto universale:

«A un certo punto della mia vita mi sono chiesto da dove venissi, quali fossero le radici della mia famiglia. Andando a ritroso nel tempo, la conoscenza si fermava a una certa soglia. Così ho iniziato a cercare tra vecchie lettere e fotografie. Dei miei nonni sapevo molto, ma dei bisnonni quasi nulla. Di Rosa Frontini conoscevo la passione per la musica e il pianoforte, e sapevo che aveva trasmesso quell’amore al figlio Edoardo, flautista appassionato. Del bisnonno Emilio Zamberletti, invece, restavano solo poche tracce».

Da quel vuoto della memoria è nata l’idea di affidarsi all’immaginazione, ricostruendo vicende plausibili e intrecciando fatti reali e invenzione letteraria fino a creare una storia originale e coinvolgente.

Al centro del racconto c’è appunto la musica, che accompagna le pagine come una colonna sonora. Non è un caso che in appendice il lettore trovi l’elenco di tutti i brani citati nel romanzo, una sorta di playlist per tuffarsi pienamente nelle atmosfere descritte.

Ambientato nell’Italia da poco unificata, tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e il primo dopoguerra, La musica oltre la vita intreccia storia e fantasia seguendo il filo invisibile che lega il desiderio d’amore alla passione musicale.

Due famiglie procedono in parallelo: da una parte i Frontini, celebri compositori catanesi; dall’altra i Frontini-Zamberletti lombardi, tra Milano, Vigevano e Varese. A unirli sono un cognome, sorprendenti coincidenze e soprattutto la musica, linguaggio universale che riesce a esprimere ciò che le parole spesso non sanno dire.

«La musica è sempre stata presente nella mia famiglia» ha raccontato ancora Rovesti: «La bisnonna Rosa suonava il pianoforte e il primo brano che imparò fu davvero Il piccolo montanaro di Francesco Paolo Frontini. Suo figlio Edoardo suonava il flauto, e la stessa passione passò poi a mio fratello Franco, allievo di Arrigo Tassinari. Anche mia madre Rosetta era pianista».

Nomi, passioni e destini sembrano rincorrersi lungo le generazioni in una trama di rimandi che appare difficile liquidare come semplice casualità.

Con la sensibilità, l’eleganza e l’acume che da sempre lo contraddistinguono, Rovesti non ha fatto altro che raccogliere quei fili dispersi nel tempo e ricomporli in un racconto capace di trasformare la memoria in letteratura.