C’è qualcosa di profondamente simbolico nel presentare un libro intitolato “La regola del silenzio” durante una cena. Perché la cena è il luogo del rumore: delle posate, dei bicchieri, delle voci che si sovrappongono. Eppure, è anche il luogo dove, se si presta attenzione, emergono le parole più importanti.
È in questa apparente contraddizione che si è svolta la serata della Famiglia Legnanese, con Oscar Farinetti seduto a raccontare il suo ultimo libro, intervistato da Leopoldo Gasbarro. Non era una presentazione formale. Era qualcosa di diverso. Più intimo. Più necessario.
Il silenzio, ha spiegato Farinetti, non è il contrario della parola. È il suo fondamento.
Le grandi decisioni nascono sempre in silenzio. Nessun imprenditore ha mai costruito un’azienda nel rumore. Nessun padre ha mai capito davvero un figlio senza attraversare il silenzio. Nessun essere umano ha mai trovato la propria direzione senza fermarsi.
Gasbarro ha spostato la conversazione sul futuro. Non quello tecnologico, ma quello umano.
Cosa resterà, quando tutto sarà più veloce?
Farinetti ha sorriso. «Resterà ciò che non può essere accelerato.»
I sentimenti non hanno algoritmo. La fiducia non ha scorciatoie. Il coraggio non può essere simulato.
La Famiglia Legnanese, seduta ad ascoltare, rappresentava in quel momento qualcosa di più di un pubblico. Era il simbolo di una continuità. Di quel passaggio silenzioso tra generazioni che non avviene attraverso le parole, ma attraverso l’esempio.
Perché il futuro non si costruisce spiegandolo. Si costruisce incarnandolo.
La cena finisce come finiscono le cose importanti: senza un vero finale. Le persone si sono alzate lentamente portando con sé qualcosa in più rispetto a quello che era stato detto. E con “La regola del silenzio” sotto braccio hanno ricominciato a guardare al futuro con gli occhi di chi ha voglia di riscriverlo.







